«Oggi so molto di più sulle pecore di quanto avrei mai immaginato. Non pensate nemmeno per un secondo che le pecore siano stupide, non lo sono affatto. Anzi, sono intelligenti, bellissime, appartenenti a tantissime razze diverse, per l’esattezza 900». Ebbene sì, Hugh Jackman si è innamorato delle pecore, e pensare che, solo fino a poco tempo fa, gli artigli del suo Wolverine avrebbero messo in fuga qualunque tipo di pacifico mammifero. Il cambiamento di prospettiva si deve all’esperienza vissuta in “Pecore sotto copertura”, il fim, mix di live action e Cgi, diretto da Kyle Balda, in cui interpreta George, pastore di buoni sentimenti, abituato a leggere ogni sera, davanti al gregge riunito, la favola della buonanotte. La sua morte, improvvisa e misteriosa, scatena, negli animali che lo venerano come un padre, un’inattesa mobilitazione, un coinvolgimento attivo, che cancella in pochi giorni tutti gli stereotipi di cui, da sempre, sono stati vittime: «Le pecore – continua Jackman - amano che gli si legga qualcosa e che gli si cantino canzoni. E, mi raccomando, non abbiate paura di parlare con loro, sono affettuose e sempre in cerca di coccole».

"Deadpool & Wolverine" Reynolds e Jackman: l'amicizia al tempo dei supereroi