Forse solo un australiano dal fisico possente come il suo può riuscire nell’intento di capovolgere l’immaginario collettivo sugli squali, almeno l’immaginario hollywoodiano. Di sicuro Jai Courtney, uno degli attori australiani più interessanti del momento, è l’uomo giusto con cui parlare di paura, sopravvivenza e di situazioni al limite. Trentanove anni, di origini siciliane e da dodici residente a New York, Courtney è noto per film come Terminator Genisys, Divergent e Suicide Squad, e serie tv come American Primeval e Stateless (quest’anno lo vedremo in War Machine, accanto a Dennis Quaid). All’ultimo Festival di Cannes è arrivato a presentare Dangerous Animals, in anteprima mondiale nella sezione Quinzaine, un horror che ha scaldato l’animo degli amanti di questo genere in pieno rispolvero (il film ha guadagnato 86 punti su Rotten Tomatoes). Nei panni di Tucker, capitano di una nave che rapisce surfiste come Hassie Harrison (la bionda di Yellowstone) dimostra di saper restituire un’umanità palpabile anche a un uomo ossessionato dagli squali che vive fra la paura e la follia, e che ha come intrattenimento preferito i suoi stessi video che riprendono pasti selvaggi. Al cinema dal 20 agosto (Midnight Factory e Blue Swan Entertainment), il thriller psicologico è anche una grande metafora in cui a essere demonizzati non sono i re dei mari quanto l’oscurità umana, che Courtney si prende tutta sulle spalle con la direzione del maestro dell’horror australiano Sean Byrne (The Loved Ones, The Devil's Candy).