Dangerous Animals esce al cinema a cinquant’anni di distanza (il 20 agosto, distribuito da Midnight Factory e Blue Swan Entertainment) dal film capostipite del genere horror degli animali assassini: Lo squalo di Steven Spielberg. In comune hanno proprio la presenza di questi predatori, ma con una sostanziale differenza: come li rappresentano. Anche per i tempi, il cult di Spielberg era imperdonabilmente sconsiderato nella raffigurazione dei pescecani come feroci mangiauomini abituati a dilaniare le carni di surfisti e bagnanti. La ferocia del bestione eponimo ha contribuito a fare di Lo squalo una delle pellicole più angoscianti e tese di sempre ma ha anche fissato l’idea, nell’immaginario collettivo, che questi animali siano demoni degli oceani governati dalla brama di carne umana. (Nota: nella realtà, le mucche ne ammazzano più dei pescecani. Parliamo di un’ottantina di attacchi - di cui solo un decimo fatali - da parte di questi ultimi e di venti volte tanto da parte dei mammiferi. Se consideriamo che le zanzare provocano la morte di 750 mila di noi all’anno e le lumache ventimila, evidentemente Hollywood fa i film sugli animali killer sbagliati). In breve, Lo squalo è la maggior causa dell'odio e dell’ostilità ingiustificati verso queste creature millenarie e magnifiche.Midnight Factory/Blue Swan Entertainment
Dangerous Animals è il film più rilevante sui pescecani dopo Lo squalo e riabilita le creature ingiustamente demonizzate
Il bel film survival horror di Sean Byrne mette a confronto predatori umani e animali. Nel farlo, trova il tempo per trasmettere qualcosa di davvero importante






