Un anno e mezzo fa, al cinema, Timothée Chalamet vestito da Bob Dylan rispondeva a chi gli chiedeva cosa volesse essere con: "Qualunque cosa non vogliano che io sia". Ora il Michael Jackson interpretato da Jaafar Jackson (suo nipote) ha lo stesso problema, deve decidere cosa essere, e di nuovo la risposta sarebbe qualcosa che gli altri non vogliono che lui sia, cioè un artista solista. È principalmente il padre a non volerlo, mentre lui sente l'esigenza di essere libero, autonomo. A differenza di A Complete Unknown però Michael invece che rendere complicata questa battaglia la semplifica più che può fino a che non rimane uno scontro tra i buoni e i cattivi deciso improvvisamente, senza nessuna reale maturazione. È l’idea preconfezionata di fascino (essere riusciti a farcela) contro quella più sfuggente di carisma (esserci riusciti a farcela, diventando un villain).
Michael del resto è un film biografico voluto, promosso e co-finanziato dalla famiglia Jackson, un'operazione di santificazione che originariamente doveva rispondere a tutte le accuse di pedofilia che periodicamente ritornano, e solo per un cavillo legale è stato riconvertito a film su padri e figli. Dalle prime esibizioni con i Jackson 5 fino all'uscita dell'album Bad, la storia raccontata è quella di come Michael Jackson ha conquistato la propria autonomia ed è riuscito a svincolarsi dal giogo di un padre che voleva controllarlo.














