PADOVA - A Tencarola, frazione di Selvazzano Dentro, lo conoscevano tutti come “Masterchef”. Samuele Donadello, classe 1979, era un cuoco che aveva lavorato in diversi posti, anche all’estero, tra esperienze in Texas e in Inghilterra. Fino a due mesi fa viveva a Bresseo, frazione di Teolo. Donadello, nel quartiere dove viveva Marco Cossi, molti lo descrivono come sorridente, capace di stare in mezzo agli altri, segnato però anche da una vita complicata e da un dolore enorme: la perdita di un figlio, avuto dalla prima moglie, morto in un incidente stradale. Proprio per questo, la notizia che abbia confessato di aver ucciso Marco, suo amico e socio nel progetto del Godor Truck, con 15 coltellate ha lasciato il quartiere attonito. Il loro doveva essere un nuovo inizio. Marco aveva messo i soldi, la fiducia, l’entusiasmo. Samuele avrebbe dovuto metterci il mestiere, la cucina, la parte operativa. Il Godor Truck era pronto a partire, con la prima tappa prevista lunedì a Grisignano, dopo anni di preparativi e rallentamenti dovuti a problemi e passaggi burocratici.

Al bar Centralino, proprio sotto casa di Cossi, in via Padova a Tencarola, la notizia è arrivata come una seconda ondata di dolore. Qui Marco e Samuele si erano visti tante volte e il loro rapporto era sotto gli occhi di tutti. Angela, titolare del locale insieme al marito, racconta con fatica quei minuti in cui ha letto sul telefono che Donadello avrebbe confessato l'omicidio. «Fino all’ultimo abbiamo sperato che non fosse vero» racconta ancora scossa. «Ieri, la sorella di Marco ci aveva detto che stavano interrogando una persona e che l’ultima chiamata dal cellulare di Marco risultava fatta proprio a Samuele. Quando poi abbiamo letto della confessione, mi sono sentita gelare. Fa impressione pensare che stiamo parlando di due persone che avevano un progetto insieme».