Fissiamo innanzitutto alcune date. Il 13 luglio 1992 gli ex sostituti procuratori di Palermo Guido Lo Forte e Roberto Scarpinato firmano la richiesta di archiviazione dell’inchiesta Mafia e appalti. Il giorno seguente, il 14 luglio, l’allora procuratore capo Pietro Giammanco convoca una riunione con tutti i pubblici ministeri (Scarpinato non poté partecipare) a cui prese parte anche Paolo Borsellino. Quest’ultimo fu ucciso cinque giorni dopo, il 19 luglio, nella strage di Via D’Amelio, dove persero la vita anche cinque agenti della scorta. Oggi quei giorni sono tornati alla ribalta delle cronache grazie all’inchiesta della procura di Caltanissetta e alla commissione parlamentare Antimafia che cercano di fare luce proprio su Mafia e appalti e sui motivi per cui quell’inchiesta non fu portata avanti, visto che il procuratore nisseno Salvatore De Luca la ritiene la vera chiave di volta per capire le cause delle stragi in cui morirono Borsellino e Giovanni Falcone. Vari magistrati che vissero in prima persona quei giorni, tra cui anche Scarpinato, oggi ritengono che Borsellino fosse a conoscenza dell’archiviazione di quella indagine. Le testimonianze dell’epoca, di cui Il Tempo può dare conto, messe nero su bianco al Consiglio superiore della magistratura, rivelano un’altra versione: Borsellino non era stato informato, come oggi ritiene anche la procura di Caltanissetta.