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Il documento esclusivo del "Giornale": le ultime carte lette dal magistrato prima di morire. Nessuno ha mai approfondito il legame tra imprenditori e Cosa Nostra

Imprenditori, soldi, Cosa Nostra: un triangolo che potremmo definire, senza troppi dubbi, mortale. Ed è questo il cuore di mafia-appalti, l'inchiesta seguita prima da Giovanni Falcone e poi da Paolo Borsellino nei 57 giorni che la mafia gli ha lasciato a disposizione prima che morisse quel tragico 19 luglio del 1992 in via d'Amelio. La disputa sulla centralità o meno di questo filone per i due pm del pool antimafia, purtroppo, è ancora attuale: in molti, infatti, ritengono che non si possa imputare a quel fascicolo la sua morte e che Borsellino fosse stato messo al corrente della richiesta di archiviazione del 13 luglio avanzata da Lo Forte e Scarpinato. Un fatto che, però, trova diverse incongruenze, visto che per trent'anni non si fece riferimento a questo fatto, cioè all'archiviazione, ma ciò avvenne solo in un secondo momento. E, soprattutto, se Borsellino ne fosse stato a conoscenza, perché trascorrere il giorno prima della sua morte sulle carte dell'omicidio di Luigi Ranieri, noto imprenditore morto per la sua resistenza alle pressioni mafiose, confermata da vari pentiti tra cui Salvatore Cancemi, Giovanni Battista Ferrante, Leonardo Messina e Balduccio Di Maggio? Per il delitto di Ranieri sono stati condannati all'ergastolo Totò Riina e Salvatore Biondino con sentenza del Tribunale di Palermo, confermata dalla Corte di Assise e dalla Corte di Cassazione.