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Nelle carte della Procura di Caltanissetta l'ex pm svela le intenzioni del pool siciliano. "Paolo mi disse dobbiamo fare presto e andare di corsa. Troviamo il sistema"

Quanto è stato determinante il filone "Mafia-appalti" (elaborato dal Ros e arrivato alla Procura di Palermo nel 1991) per la morte del giudice Paolo Borsellino, fatto saltare in aria con un attentato ordito da Cosa Nostra quel 19 luglio del 1992 in Via d'Amelio? Un tema, quello del legame tra la criminalità organizzata e le imprese, che stava a cuore a Giovanni Falcone, e che Borsellino riprese proprio in quei 57 giorni dopo la morte del suo collega e amico fraterno, ucciso dai mafiosi nella strage di Capaci.

Ma quel filone investigativo fu sottovalutato consciamente? Non va dimenticato che Borsellino, che in quel lasso temporale andò con una frequenza anomala a Roma, e che incontrò gli ufficiali del Ros Mori e De Donno, esaminò personalmente quel fascicolo. Borsellino sapeva di essere un bersaglio, ma ciò nonostante si dedicò a quei collegamenti tra imprese e Cosa Nostra. È l'interrogativo che si pone la commissione Antimafia, ma anche la Procura di Caltanissetta.