La forbice fra reddito e costo della casa a Milano si amplia sempre di più, gli affitti brevi aumentano in modo esponenziale (considerando le varie tipologie, come gli affitti transitori) e per vivere a Milano uno stipendio medio non basta più. Questo è il quadro impietoso sulla capitale economica del Paese, messo in luce dal terzo rapporto Oca (osservatorio casa abbordabile), realizzato da Politecnico di Milano, Ccl e Lum. Evidentemente la dinamica milanese è simile a quella di altre capitali europee e non solo. Tuttavia altrove, sottolinea Massimo Bricocoli, professore di Urbanistica al Politecnico, «si è cominciato ad attuare politiche per invertire la tendenza». Esempi alla mano: Parigi, Barcellona e New York stanno riflettendo sulla distorsione di un mercato che vede nelle case un asset finanziario e non più un luogo dove abitare. «È il principale problema, quello che davvero fa aumentare i costi. Milano potrebbe intervenire come hanno fatto altri comuni, anche se certamente è una riflessione da fare insieme a quella dei poteri che in prospettiva la città metropolitana potrebbe avere e ancora non ha», insiste Bricocoli. Rincara la dose Alessandro Maggioni, presidente del Consorzio cooperative lavoratori di Milano: «Senza una politica abitativa le città muoiono, e con loro il tessuto economico. Se si respingono fasce di lavoratori fuori dalla città, non ci saranno più nemmeno i servizi».
A Milano lo stipendio non basta più: fino al 60% per abitazione e trasporti
I salari crescono meno delle locazioni sia in città che nell’hinterland









