Doppietta a Bruxelles.

In un colpo solo il Coreper - ovvero il Comitato dei rappresentanti permanenti presso l'Ue - ha sbloccato il prestito da 90 miliardi per l'Ucraina deciso lo scorso dicembre dai 27 leader europei e il 20esimo pacchetto sanzioni, entrambi ostaggio del veto di Viktor Orban (e in misura minore dello slovacco Robert Fico). Budapest e Bratislava avevano addossato la colpa a Kiev per il mancato funzionamento dell'oleodotto Druzhba - in verità colpito dai droni russi - e dunque messo a rischio la loro "sovranità energetica". Terminate le riparazioni, è arrivato il via libera. Il fatto che Orban abbia perso le elezioni sembra quasi una coincidenza. E naturalmente non lo è. Ora gli occhi sono puntati sulla procedura scritta avviata dopo il voto al Coreper, ovvero la conferma richiesta alle capitali per poter formalizzare le decisioni al Consiglio Ue. Scade domani alle 12 e se non arrivano obiezioni si procede -- a meno di colpi di scena clamorosi, si tratta di una formalità. "Stando alle informazioni a nostra disposizione - ha dichiarato il ministro degli affari Europei Janos Boka in un post su Facebook - il trasporto del greggio attraverso l'oleodotto è ripreso oggi alle 11:35 e, secondo le nostre stime, potrebbe arrivare in Ungheria già oggi, ma non oltre domani mattina".