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23 FEBBRAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 18:44
Lo aveva promesso e lo ha fatto. Il premier ungherese, Viktor Orbán, si è di nuovo messo di traverso in Europa sul ventesimo pacchetto di sanzioni alla Russia e anche sul prestito da 90 miliardi a Kiev, colpevole di aver danneggiato l’oleodotto di Druzhba, attraverso il quale Mosca trasportava il greggio verso l’Ungheria e la Slovacchia. E non è un caso che proprio Budapest e Bratislava siano i due governi che non hanno permesso, in sede di Consiglio Affari Esteri, di raggiungere l’unanimità necessaria per sbloccare le iniziative di Bruxelles.
Rischia così di saltare il provvedimento che le istituzioni Ue volevano prendere nell’ambito del conflitto ucraino proprio in occasione del quarto anniversario dell’invasione. L’incontro, d’altra parte, era iniziato con un clima di pessimismo diffuso: “Ci sarà una discussione sul ventesimo pacchetto di sanzioni, ma penso che oggi non ci saranno progressi in merito”, ha detto l’Alta rappresentante Ue, Kaja Kallas, al suo arrivo alla riunione. “Le dichiarazioni nette dell’Ungheria indicano che non cambieranno la loro posizione sulle sanzioni oggi”, ha poi concluso.













