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21 FEBBRAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 13:47

Viktor Orban, in piena campagna elettorale, ha annunciato il veto al prestito da 90 miliardi all’Ucraina per il periodo 2026-2027 la cui ufficializzazione è prevista per il 24 febbraio, quarto anniversario dell’invasione russa. Da giorni il premier magiaro lancia i suoi strali contro Kiev. Volodymyr Zelensky – questa l’accusa – starebbe ritardando le riparazioni dell’oleodotto Druzhba che collega la Russia all’Europa e l’Ungheria e la Slovacchia rischiano così di restare a secco. L’Ue ha preso sin da subito in carico la questione, assicurando Budapest e Bratislava che la sicurezza energetica dei 27 è una priorità. “Il governo ucraino è impegnato a riparare il gasdotto. Sappiamo però anche come va la storia: gli ucraini riparano le infrastrutture” che “poi vengono di nuovo distrutte”, ha spiegato la portavoce della Commissione Paula Pinho.

Ma Orban ha tirato dritto, creando un nuovo casus belli contro l’Ue e anche l’opposizione interna. Il premier ha dato mandato all’ambasciatore all’Unione europea di presentare un’obiezione formale e bloccare così l’ultimo via libera previsto per il prestito da 90 miliardi a Kiev, che comunque non prevede il coinvolgimento dell’Ungheria, così come quello di Repubblica Ceca e Slovacchia. “Finché l’Ucraina bloccherà l’oleodotto Druzhba, l’Ungheria bloccherà il prestito di guerra. Non possiamo essere ricattati!”, ha avvertito Orban, mettendo così a rischio la cerimonia per la firma del prestito, prevista il 24 febbraio. Lo stesso giorno la presidente della Commissione Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa saranno a Kiev per ribadire nella maniera più forte possibile il sostegno dell’Ue a Zelensky.