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Ultimo aggiornamento: 15:21
Il tumore al pancreas resta una delle neoplasie più aggressive e letali in oncologia, spesso diagnosticata in fase avanzata e caratterizzata da una prognosi ancora severa: secondo l’American Cancer Society, il tasso di sopravvivenza a cinque anni si aggira intorno al 13%. In questo scenario complesso, due linee di ricerca indipendenti stanno aprendo prospettive innovative che puntano entrambe a rafforzare la risposta immunitaria contro il tumore, oggi uno dei principali “big killer” oncologici.
La prima riguarda un vaccino terapeutico personalizzato a mRNA, denominato cevumeran autogeno (BNT122), sviluppato da BioNTech e Genentech e studiato in uno trial di fase 1 coordinato dal Memorial Sloan Kettering Cancer Center. Il principio è altamente innovativo: il vaccino viene costruito su misura per ogni paziente, analizzando le specifiche mutazioni genetiche del tumore dopo l’intervento chirurgico. L’obiettivo è “addestrare” il sistema immunitario a riconoscere le cellule tumorali come estranee, attivando linfociti T capaci di attaccarle.
Nello studio, 16 pazienti operati per tumore al pancreas hanno ricevuto il vaccino insieme a chemioterapia e immunoterapia. In metà dei casi si è osservata una forte attivazione immunitaria tumorale-specifica. Tra questi, circa l’87,5% era ancora in vita a 4–6 anni di distanza dall’intervento. Al contrario, tra i non responder la sopravvivenza è risultata significativamente inferiore, con una mediana di circa 3,4 anni. Sebbene si tratti di numeri ancora molto limitati, il segnale biologico è considerato rilevante: il sistema immunitario, se correttamente “istruito”, può contribuire a controllare la malattia a lungo termine in una quota di pazienti.








