Capire in anticipo quali malati di mesotelioma pleurico potranno trarre beneficio dall’immunoterapia e così evitare terapie e sofferenze inutili. Uno studio – sviluppato dalla Fondazione NIBIT, coordinato da Michele Maio e sostenuto da Fondazione AIRC – ha dimostrato che specifici profili di espressione del DNA tumorale sono associati alla risposta al trattamento immunoterapico e alla sopravvivenza. Un risultato che permette di scegliere le terapie più adatte e promettenti per ciascun paziente.

Lo studio

Nello studio sono stati analizzati retrospettivamente 91 pazienti affetti da mesotelioma pleurico trattati con la combinazione di due farmaci immunoterapici. I ricercatori hanno identificato quattro sottotipi molecolari, basati sul tipo di mutazione del DNA tumorale (cosiddetta metilazione epigenetica), in grado di predire in modo indipendente sia la risposta al trattamento sia la sopravvivenza complessiva dei malati. E di farlo in modo più preciso di quanto oggi possibile.

Cos’è il mesotelioma pleurico

Il mesotelioma pleurico è un tumore raro e molto aggressivo che origina dalla pleura di rivestimento della cavità toracica. È associato nella maggioranza dei casi all’esposizione prolungata all’amianto, un’eredità di passate esposizioni professionali che ancora oggi si traduce in nuove diagnosi. «Negli ultimi anni la combinazione di farmaci immunoterapici -inibitori dei checkpoint immunitari CTLA-4 e PD-1- è diventata lo standard di cura di prima linea nel mesotelioma pleurico. Tuttavia, solo una parte dei pazienti ottiene un beneficio clinico significativo ed a lungo termine. Mancano infatti biomarcatori predittivi affidabili per orientare le scelte terapeutiche in modo personalizzato», spiega Michele Maio, Ordinario di Oncologia Medica presso l’Università di Siena e Direttore del Centro di Immuno-Oncologia (CIO) dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Senese. Ed è proprio per rispondere a questa lacuna, ancora fondamentale in clinica, che è nato questo studio.