"Is there life on Mars?" si sarebbe chiesto tanti anni fa David Bowie, di certo però con animo diverso da quello dei super-esperti della Nasa. Dal sottosuolo di Marte emergono alcune piccole risposte, nuove tracce di una chimica sorprendentemente sofisticata. Il rover Curiosity dell’agenzia spaziale statunitense ha infatti individuato molecole organiche che ricordano da vicino i precursori del Dna, cioè quei “mattoni” chimici alla base dei processi biologici sulla Terra. Non è di certo la prova che su Marte ci sia stata vita ma è un indizio sempre più consistente che il pianeta rosso, in passato, abbia quantomeno avuto un ambiente capace di ospitare le reazioni necessarie a generarla.

Curiosity è il cuore della missione Mars Science Laboratory della Nasa lanciata il 26 novembre 2011 e atterrata su Marte nell’agosto 2012 all’interno del cratere Gale. Grande quanto un’automobile e alimentato da un generatore nucleare, Curiosity ha il compito di studiare la geologia e il clima del pianeta, analizzare campioni di rocce e suolo come sta facendo con successo e appunto tentare di verificare se in passato Marte abbia avuto condizioni favorevoli alla vita microbica. Grazie a un laboratorio chimico a bordo il rover perfora le rocce, riscalda i campioni e ne analizza i gas per identificare molecole organiche e tracce di ambienti abitabili. Di recente, da questo lavoro, ci è arrivata la novità - documentata in uno studio su Nature Communications - che risale però a una perforazione effettuata sei anni fa, nel 2020.