Un po’ David Bowie, un po’ Elon Musk (che sono anni guarda alle stelle, anzi proprio al pianeta rosso), un po’ serie spaziale come For all mankind: di certo, però, un pensiero che si riaccende e mica con un annuncio di poco conto, semmai con l’indicazione della scienza. Su Marte ci sono possibili tracce di vita (passata). Sì, d’accordo, si tratta di microrganismi esistiti (forse) chissà quante ere fa, ma vuoi mettere?
E' una scoperta che cambia tutto. Ed è la Nasa, l’agenzia spaziale degli Stati Uniti, che parla per prima della presenza di questi potenziali segni di antica vita microbica sul quarto globo del sistema solare: nel farlo, in una videoconferenza che fa presto il giro del (vecchio) mondo, mostra il campione di una roccia di 6,2 centimetri di altezza. Sopra c’è una macchia biancastra piena di puntini e macchioline.
Quel frammento alieno è stato prelevato l’anno scorso, il 21 luglio del 2024, vicino a una valle fluviale che si chiama della Neretva: già così è preziosissimo, visto che sta a 228 milioni di chilometri rispetto a noi, è in “mano” alla sonda rover Perseverance ed è analizzato “da remoto” da un team internazionale pereparatissimo e ultraformato. Eppure c’è dell’altro. L’importanza di questo “sassolino spaziale” diventa incalcolabile, infatti, per la storia che potrebbe raccontarci: allo sguardo attento dei ricercatori pare proprio contenga potenziali le cosiddette “biofirme”, che altro non sono che sostanze o strutture le quali potrebbero avere un’origine biologica. Potrebbero, cioè, aver contenuto la vita come la intendiamo sulla Terra.













