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Luigi Salomone 22 aprile 2026
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Crocevia con vista sul futuro. Stasera la Lazio si gioca la ciambella di salvataggio di una stagione mediocre in campionato, serve una piccola impresa sportiva per centrare l’undicesima finale di Coppa Italia. Ma a tenere banco nel mondo Lazio, malato di tafazismo cronico unito a un grande piacere all’autolesionismo, è il futuro di Sarri che è considerato l’ultimo baluardo della tifoseria dilaniata da una lunga lotta intestina.
In un certo senso ha ragione il tecnico non si può cambiare giudizio per una partita, per un episodio fortunato, per una palo maledetto e quindi questa partita contro l’Atalanta non salva la stagione. Ma, se si vuole volgere il pensiero al domani, sarebbe bene per tutti aggrapparsi a un termine semplice ma fondamentale: la chiarezza, la stella polare del futuro. C’è bisogno di una bella cena della pace tra il presidente Lotito e Maurizio Sarri per parlarsi e progettare. Programmi seri da parte del club anche dicendo al proprio tecnico una «brutta» verità sui soldi disponibili per rinforzare una squadra che ha necessità di essere ringiovanita per poter puntare a posizioni di classifica migliori. Ieri il tecnico ha ribadito il suo punto di vista: «Questo gruppo ha avuto 52 infortuni, quanti punti ci hanno levato non lo so. In certe partite ci sono stati episodi arbitrali, quanti punti ci hanno tolto non lo so. Stessa cosa per l’assenza dei tifosi allo stadio. Il gruppo però va potenziato con determinati valori». Parole perfette, stavolta anche con i toni giusti rispetto a frasi troppo pepate che hanno messo in passato altra benzina sul fuoco della protesta antisocietà.






