Chi ruota attorno al mondo di Mattia Tombolini? Una domanda che sembra sottendere una risposta scontata – centri sociali e collettivi rossi, ovviamente – ma che in realtà nasconde una ramificazione ben strutturata e ben oliata nei suoi meccanismi. L’epicentro della galassia tomboliniana è la campagna “Free all antifas”, lanciata dopo le martellate antifasciste in quel di Budapest durante il Giorno dell’Onore che aveva raccolto centinaia di militanti di estrema destra per ricordare i soldati ungheresi e tedeschi uccisi nell’assedio della città da parte dell’Armata Rossa: era il 2023 e in quelle scorribande fu arrestata Ilaria Salis, poi scampata al processo grazie al seggio che Alleanza Verdi Sinistra le aveva gentilmente offerto; a sua volta, la Santa Patrona delle occupazioni abusive aveva poi riservato un posto nel suo staff a Tombolini. La rete che chiede “libertà per tutti gli antifascisti” è nata per diffondere “aggiornamenti sui processi che riguardano gli imputati”, far convergere “le iniziative informative e solidali”, diffondere “materiali informativi”. L’obiettivo ultimo è chiaro: raccogliere fondi per pagare le spese legali dei compagni arrestati.

Tra gli eventi di rilievo della campagna c’è stata di recentissimo (sabato a Milano, prima del blitz sotto la redazione di Libero) l’anteprima di “Antifascismo illegale”, il libro curato dallo stesso Tombolini per la sua casa editrice Momo Edizioni (uscirà venerdì), nell’ambito delle mobilitazioni contro l’evento della Lega in piazza Duomo. Al termine degli interventi, grazie a un “aperitivo benefit”, sono stati racimolati soldi utili alla causa dei militanti accusati di girare per l’Europa a spaccare teste ai nemici. Ovvero a chi non la pensa come loro e non ha il vizio di assaltare le forze dell’ordine a ogni corteo.