Tra i tanti fatti non importanti che accadono c’è anche la visita notturna di tal Mattia Tombolini che si è scattato una foto ricordo di fronte alla redazione di Libero e Giornale. Uno che viene in gita turistica al quartiere Isola, a fare un gesto rivoluzionario come il selfie, è un caso interessante di dissidenza politica. L’ex assistente di Ilaria Salis, già noto alle cronache e alle forze dell’ordine, è un antagonista che ignora di esser approdato con successo al genere clownesco.
La sua istantanea ha fatto il giro dei gruppi anarchici, sostenitori di Alfredo Cospito, colleghi dei due militanti che poco tempo fa sono saltati in aria a Roma mentre fabbricavano una bomba. Cose che capitano a chi ha un’idea strana della società e poca professionalità nel maneggiare la dinamite. Non sono preoccupato di Tombolini, la sua compagnia di giro forse è meno docile e più vanitosa, è vero, ma sono un ragazzo di paese, nato in Sardegna, con il presidente Francesco Cossiga evocavamo spesso il Codice Barbaricino (pur non essendo barbaricini), figuriamoci. Tombolini è un caso interessante per la lingua che parla e le persone che lo seguono, un problema di storia delle tribù politiche, di glottologia e antropologia. «J’ho portato er curriculum», ha spiegato sui social pensando di far ridere. E invece è una cosa seria, perché mi spiace dovergli dare una brutta notizia: la sua candidatura a Libero è respinta, accettiamo solo persone che parlano e scrivono in italiano, il suo idioma è maccheronico e se non sei Gadda o Belli non puoi esibirti nel «pastiche» letterario, sei un pasticcione e basta. Non è la prima volta che riceviamo da queste parti una cordiale visita di oppositori e attivisti di varia estrazione, siamo oggetto di costante e generosa attenzione degli estremisti, mesi fa vennero armati di striscioni, bandiere, megafoni, il Tombolini non ha organizzato neppure un karaoke in via dell’Aprica.






