Un curriculum portato “de notte”, tra pose da provocatore e battute da Tavernello al circolino Arci. Mattia Tombolini, già assistente dell’eurodeputata Ilaria Salis, riappare davanti alla sede di Libero, si fa immortalare e scrive: “J’ho portato er curriculum”. Tombolini, presenza fissa nei cortei antagonisti – l’ultima uscita documentata lo vede sotto lo striscione “Antifa” in quello di Milano – è un personaggio che si muove tra attivismo radicale, editoria militante e social network dove spesso il confine tra provocazione e apologia sfora. Non a caso il suo post ha fatto rapidamente il giro dei circuiti anarchici, dove certe “battute” vengono lette meno come ironia e più come segnali di appartenenza.

Il suo cv, comunque, Libero lo conosce fin troppo bene. Talmente imbarazzante che persino Ilaria Salis ha dovuto sbianchettarlo dalla lista degli assistenti al Parlamento europeo. Animatore del centro sociale “Alexis”, una condanna in primo grado a 4 mesi per diffamazione verso Marco Cossu di Fratelli di Italia, e una produzione social che lascia poco spazio alle interpretazioni benevole. Tra i contenuti: immagini di violenze contro le forze dell’ordine, commenti ambigui sulla “Banda Bellini” – gruppo degli anni Settanta noto per il suo odio verso “sbirri” e “fascisti” – e il famigerato pupazzo con le sembianze caricaturali di Giorgia Meloni dato alle fiamme con la scritta “Brucia stronza”. Non mancano poi prese di posizione esplicite: dalla partecipazione a cortei in Albania contro i centri di rimpatrio (“No Cpr No Lager”) fino agli elogi delle occupazioni (“Nasce una nuova occupazione e già si respira un po’ mejo. Il paese reale è anche questo”).