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21 APRILE 2026
Ultimo aggiornamento: 17:39
No all’archiviazione. Il caso della morte di Moussa Diarra, ucciso il 20 ottobre 2024 con l’esultanza del vicepremier Matteo Salvini, torna al centro della cronaca giudiziaria con una svolta significativa. La giudice per le indagini preliminari di Verona, Livia Magri, ha infatti respinto la richiesta avanzata dalla Procura e disposto nuovi approfondimenti investigativi. Il procedimento riguarda l’uccisione del 26enne maliano, colpito a morte all’alba davanti alla stazione di Verona Porta Nuova da un agente della Polfer, unico indagato per omicidio. Secondo la ricostruzione iniziale degli inquirenti, il poliziotto – assistente capo coordinatore della Polizia di Stato – avrebbe agito per legittima difesa, circostanza che aveva portato la Procura a chiedere l’archiviazione del caso.
Una valutazione che però non ha convinto il giudice per le indagini preliminari, che ha accolto le istanze della famiglia della vittima, rappresentata da un collegio legale composto dagli avvocati Fabio Anselmo, Paola Malavolta, Francesca Campostrini e Silvia Galeone. I legali si erano opposti alla richiesta di archiviazione, sollecitando ulteriori accertamenti per chiarire con maggiore precisione la dinamica dei fatti. La decisione della gip riapre dunque il quadro investigativo, imponendo nuovi approfondimenti su un episodio che fin dall’inizio aveva suscitato forte attenzione pubblica e tensione politica. Nelle ore immediatamente successive alla sparatoria, il caso aveva infatti acceso un acceso dibattito nazionale, con prese di posizione contrapposte tra esponenti della maggioranza e dell’opposizione.










