È da un anno e mezzo che A.F., l’agente della Polfer che ha sparato, uccidendolo, al nigeriano Moussa Diarra, è indagato per eccesso colposo di legittima difesa: i fatti sono del 20 ottobre 2024. La Procura di Verona, dopo la ricostruzione degli inquirenti, a novembre ha chiesto al giudice per le indagini preliminari l’archiviazione del fascicolo: secondo il pubblico ministero l’agente si è difeso dall’aggressione di Diarra, il quale avrebbe cercato di accoltellarlo nel piazzale antistante la stazione. Caso chiuso? Macché. Ora il giudice per le indagini preliminari, oltre ad aver rigettato la richiesta della Procura, ha chiesto l’apertura di un’inchiesta a carico dell’agente e del collega per depistaggio e alterazione della scena del crimine, il che significa almeno altri 6 mesi di accertamenti (che andranno fatti daccapo, è probabile che venga chiesta pure una proroga) più l’eventuale dibattimento, a meno che la prossima volta non si arrivi definitivamente all’archiviazione. In ogni caso un’odissea, o un calvario, fate voi.
L’immigrato, qualche ora prima, dentro la stazione, aveva spaccato alcune vetrine. Inoltre aveva danneggiato delle auto della polizia. Alcuni minuti dopo, a un paio di chilometri dalla stazione, aveva cercato di accoltellare un altro poliziotto, stavolta della municipale. Quest’ultimi due fatti non sono stati contestati dal gip, per il quale però la dinamica che ha portato alla morte dell’immigrato «è tutt’altro che chiara», ci sarebbero «lacune investigative che devono essere colmate poiché la vicenda presenta plurime “anomalie”», e «la consulenza balistica del pm appare scarsamente attendibile». Una delle contestazioni principali è che non ci sarebbe la certezza che Diarra impugnasse un coltello – un’ora e mezza prima però aveva aggreditola municipale «pare con un coltello», ha scritto lo stesso gip – ma stavolta in stazione «non sembra assolutamente, anzi pare da escludere che quello che viene descritto come un “oggetto che riflette la luce” sia un coltello” (...).













