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18 FEBBRAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 8:08
Il giorno dopo la morte di Moussa Diarra, il giovane del Mali ucciso da un colpo di pistola sparato in stazione ferroviaria a Verona da un poliziotto il 20 ottobre 2024, due pubblici ministeri inviarono alla collega che stava indagando sul decesso un verbale con la trascrizione di intercettazioni ambientali provenienti da un’istruttoria molto più ampia. Era quella che nel 2023 aveva portato in carcere alcuni agenti nell’ipotesi di torture e violenze, commesse di notte nella sezione Volanti della Questura a danno di stranieri fermati per controlli. Carte scottanti, perché tra i nomi citati, anche se non indagato, spuntava quello dell’agente della Polfer, presente, ma solo osservatore di alcuni episodi di intolleranza avvenuti in caserma. Il documento di 30 pagine era firmato dai sostituti procuratori Carlo Boranga e Chiara Bisso, ed era indirizzato alla sostituta Maria Diletta Schiaffino.
La circostanza emerge a poche ore dalla diffusione da parte della senatrice Ilaria Cucchi, di Alleanza Verdi Sinistra, del video degli ultimi istanti di vita di Moussa. È a terra, due poliziotti gli sono accanto, uno spiega: “Chiama un’ambulanza immediatamente ho sparato mi stava aggredendo col coltello… ha ancora il coltello in mano”. Immagini choccanti, pochi giorni dopo l’udienza in cui la parte civile ha discusso l’opposizione alla richiesta di archiviazione presentata dalla Procura secondo cui il poliziotto avrebbe agito per legittima difesa. Il gip di Verona, Livia Magri, si è riservata di decidere.











