Uno studio di Transport & Environment ci racconta quello che ogni italiano, nel fondo del cuore, già sapeva: la Pubblica Amministrazione ha fatto la cosa che le riesce meglio di tutte. Ha dimenticato. Ha preso la transizione ecologica, l’ha messa in un cassetto con l’etichetta “roba da fare dopo le elezioni”, e se n’è scordata.

Risultato: nel 2025 solo il 14% delle auto immatricolate dalla PA rispetta i Criteri Ambientali Minimi. Quattordici per cento. Una percentuale ridicola. Ricapitoliamo, con la pazienza di chi ha già visto troppe commedie all’italiana. Nel 2020 la Legge di Bilancio aveva detto: metà delle nuove auto della PA devono essere elettriche, ibride o a idrogeno. Obiettivo mancato di brutto (18%), poi quasi centrato (49%), poi superato con l’entusiasmo di chi ha scoperto il superbonus. Nel 2022 e 2024 si arriva al 70%. Applausi. Poi arrivano i CAM (Criteri Ambientali Minimi, ossia linee guida e requisiti ambientali definiti dal Ministero dell'Ambiente italiano, obbligatori per le pubbliche amministrazioni per promuovere la sostenibilità negli acquisti), fine 2021, e aggiungono la clausola perfida: non basta il tipo di motore, servono emissioni vere, basse, sotto i 50 grammi di CO₂ al chilometro per almeno il 38,5% del parco. E qui la festa finisce.