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10 LUGLIO 2025
Ultimo aggiornamento: 9:32
“È l’ennesima misura dilatoria populista. Si finge di voler tutelare chi guida mezzi altamente inquinanti, e oramai vecchi anche di quindici anni, ma non si dice che i costi stimati dell’inquinamento atmosferico, in Italia, tra il 2024 e il 2030, sono il 6% del Pil nazionale”. Con queste parole Transport & Environment, Clean Cities Campaign, Cittadini per l’Aria e Comitato Torino Respira hanno commentato il posticipo di un anno al blocco degli Euro 5 adottato con un emendamento al decreto Infrastrutture, ricordando anche le tre condanne a carico dell’Italia, da parte della Corte di Giustizia Europea, per il sistematico superamento delle concentrazioni di inquinanti atmosferici. Dietro il rinvio, l’opera del ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, contro ciò che rimane delle ambizioni europee. “È l’ennesimo tentativo, purtroppo questa volta riuscito, da parte del governo e in modo particolare del ministro Salvini, di affossare ancora di più il Green Deal, già in una fase precaria, con la nuova Commissione che lo sta smantellando” racconta a ilfattoquotidiano.it Federico Spadini della campagna clima di Greenpeace Italia. Nelle stesse ore, tra l’altro, Transport & Environment pubblica a livello europeo un report dal quale emerge che mantenendo l’obiettivo 2035 per le auto a emissioni zero e una strategia industriale, il settore automobilistico europeo potrebbe tornare ai livelli massimi di produzione post-crisi del 2008 e aumentare dell’11% il proprio contributo all’economia, salvando un milione di posti di lavoro. “È un momento decisivo per l’industria automobilistica europea, poiché la competizione globale per la leadership nella produzione di auto elettriche, batterie e infrastrutture di ricarica è altissima. Il successo dell’Europa dipende dalle scelte che i suoi politici faranno oggi” commenta Esther Marchetti, responsabile Clean Transport Advocacy di T&E Italia.






