Ritardi diagnostici che arrivano fino a 10 anni e casi ampiamente sottostimati, con 0,76 malate su 1000 donne in età fertile (circa 9mila nuovi casi l'anno), quando le stime epidemiologiche internazionali parlano di una donna su 10 colpita da endometriosi.
Inoltre, nel nostro Paese permangono marcate differenze tra le Regioni nell'organizzazione dell'assistenza sanitaria per questa patologia.
È il quadro che emerge sull'endometriosi in Italia dal nuovo report dell'osservatorio Gimbe 'Endometriosi: evidenze scientifiche e diseguaglianze regionali', diffuso in occasione della Giornata nazionale della salute della donna (22 aprile).
Il ritardo diagnostico, stimato in Italia tra 7 e 10 anni dall'esordio dei sintomi, è causato dalla variabilità clinica, dell'assenza di test diagnostici specifici e dalle difficoltà di accesso a valutazioni specialistiche.
"Un ritardo di tale entità significa anni di dolore, peggioramento della qualità di vita e aumento del rischio di complicanze - sottolinea Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe -. Ridurlo deve diventare una priorità del Servizio Sanitario Nazionale".







