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Ultimo aggiornamento: 11:25
Dopo la batosta subita dal referendum contro la magistratura, le follie a dir poco imbarazzanti di Trump, la sconfitta di Orbàn e la crisi energetica, al governo della premier Meloni non resta altro che tornare in sella al vecchio e sempre affidabile cavallo di battaglia per tentare di risalire la china degli indici di gradimento elettorale. L’odio per gli immigrati, colpevoli di ogni cosa anche a dispetto della logica, funziona sempre. Molto triste ma purtroppo è così. Il campo da ‘gioco’, ma di gioco non si può certo parlare, è sempre lo stesso: la Giustizia.
Dopo una violenta campagna referendaria, tutta impostata all’aggressione verbale della Magistratura e tesa a demolirne dignità, autonomia ed indipendenza, ora tocca agli avvocati, calpestandone ancora una volta funzione e dignità professionale. Per tutti gli esponenti di governo il diritto di difesa è sacro ed intoccabile ma solo quando essi stessi od i loro amici sono coinvolti in vicende giudiziarie. Allora gli avvocati vanno giustamente ascoltati, rispettati assurgendo quasi ad una dimensione divina. I loro avvocati. Non gli altri.
Succede poi che la categoria diventa addirittura odiosa quando si impegna a difendere i diritti umani degli immigrati che, per disperazione e salvezza, approdano sul nostro sacro patrio suolo. Gente senza tutela che va solo rimandata a casa. Allora gli avvocati non servono. Non devono servire perché gli immigrati non sono persone ma soltanto animali da rimandare a casa loro a nulla rilevando il fatto che vi possano trovare torture e morte. Ovvio che essi tentino disperatamente ogni via legale per ottenere l’agognato e salvifico permesso di soggiorno e quindi non possano fare a meno degli avvocati che li assistano e difendano. Non hanno risorse e quindi non possono pagarli.







