Trent'anni fa, nell'aprile 1996, Romano Prodi portava per la prima volta gli ex comunisti a Palazzo Chigi. E oggi il Professore, padre putativo del centrosinistra e del Partito democratico, si ritrova a osservare con sgomento il caos del campo largo e le manovre degli alleati-rivali Elly Schlein e Giuseppe Conte. Ma non se ne starà con le mani in mano.
Prodi "oramai non riesce a comprendere la linea di Elly", rivela un retroscena del Giornale, secondo cui il canale telefonico tra l'ex premier e la segretaria Pd "sembra essersi interrotto. Schlein non compone il numero di cellulare del professore, figurarsi andare nella sua casa per una colazione".
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"Romano vuole essere considerato come un oracolo, vuole essere lui a dettare il gioco - spiega una "fonte autorevole" al Giornale -. Schlein ha commesso il grande errore di non fare le tre telefonate a settimana che altri hanno fatto per anni". Da qui il gelo politico e personale tra i due. Il guaio è che Schlein non può fare i conti senza Prodi, uno che per autorevolezza e rapporti muove ancora parecchie pedine trai progressisti.







