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20 APRILE 2026
Ultimo aggiornamento: 17:13
Turni che arrivavano fino a 15 ore al giorno, insulti, minacce e persino schiaffi. È dentro questa quotidianità, fatta di pressioni e mortificazioni, che la procura colloca la vicenda di Renato Fesce, l’autotrasportatore di 59 anni che il 13 marzo 2023 si tolse la vita lanciandosi dal balcone della sua abitazione. Oggi, a distanza di oltre tre anni, il caso approda all’udienza preliminare con due imputati e un impianto accusatorio che prova a collegare quelle condizioni di lavoro al gesto estremo. Il primo è il presidente della Af Logistic, chiamato a rispondere di omicidio colposo per omesso controllo. Il secondo è il preposto di un magazzino di Rivalta Torinese, accusato di atti persecutori e morte come conseguenza di altro reato.
Nel capo d’imputazione, redatto dalla pm Rossella Salvati, si parla esplicitamente di “angherie” e “mortificazioni”: un elenco di comportamenti che avrebbero segnato la vita lavorativa dell’uomo. Dalle indagini emergerebbero orari di guida ben oltre i limiti consentiti – fino a 15 ore giornaliere, con una media di 10 – e presunte omissioni nei controlli su pause e registrazioni tachigrafiche. Un contesto che, secondo l’accusa, avrebbe avuto conseguenze dirette sulla salute di Fesce. Gli atti parlano di stress lavoro-correlato, con ansia e depressione. Il 30 gennaio 2023 l’uomo aveva ottenuto un periodo di malattia. Il 15 febbraio un primo gesto, segnale di un equilibrio ormai compromesso. Meno di un mese dopo, il suicidio.






