Renato Fesce aveva 59 anni e guidava i camion per vivere. Il 13 marzo 2023 si lanciò dal balcone della sua casa vicino allo stabilimento Fiat di Mirafiori, al quarto piano, sotto gli occhi disperati della moglie. Dietro quella scelta, secondo la Procura di Torino, c'era un ambiente di lavoro fatto di insulti, schiaffi, minacce e turni massacranti che sottraevano ogni spazio agli affetti familiari. Oggi, a distanza di tre anni dai fatti, l'udienza preliminare vede alla sbarra due figure apicali: l'amministratore delegato di Af Logistic (grossa sigla internazionale con quartier generale all'estero) e il preposto del magazzino di Rivalta Torinese per cui Fesce lavorava.
Le accuse: omicidio colposo e sfruttamento di manodopera
Il capo d'accusa, curato dai pm Rossella Salvati e Vincenzo Pacileo, contesta l'omicidio colposo per violazione delle norme su salute e sicurezza e lo sfruttamento di manodopera. Le indagini, delegate all'Ispettorato del Lavoro, allo Spresal dell'Asl To3 e alla Polizia Stradale, hanno portato alla luce quello che la procura considera un sistema di gestione del personale punitivo. L’uomo che gestiva il magazzino di Rivalta è accusato di aver gestito i turni in modo vessatorio, mentre all'amministratore si contesta la negligenza nell'organizzazione dei "driver". L'azienda era peraltro già stata sanzionata in precedenza per violazioni delle norme sulla sicurezza.






