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Ultimo aggiornamento: 12:31

Osservando l’ennesima stagione scivolare sul crinale dello psicodramma – non tanto per la classifica, che potrebbe anche essere coerente col valore complessivo della squadra, quanto per il clima surreale che si è creato intorno ad essa – i Friedkin si staranno chiedendo dove hanno sbagliato questa volta. Avevano fatto le cose per bene, o così sembrava. Avevano preso un uomo di calcio, romanista, ascoltato e rispettato dalla piazza, come cinghia di trasmissione di una società che in passato era stata accusata di essere gestita da asettici manager stranieri o azzeccagarbugli senza scrupoli. Avevano ingaggiato uno dei migliori tecnici italiani sul mercato, l’uomo giusto per aprire un ciclo, spettacolare e magari vincente. Certo, si dirà, la cifra tecnica della rosa è rimasta quella che è, per colpa di un mercato non sempre azzeccato, ma guardandosi intorno non è che gli avversari abbiano fatto troppo meglio e comunque lo sforzo c’era stato (vedi anche l’arrivo di Malen a gennaio). Invece la Roma si ritrova con un garante, Claudio Ranieri, che piccona il suo mister prima delle partite, quel Gianpiero Gasperini che poi scoppia a piangere in conferenza stampa. E la piazza in subbuglio. Un’altra volta.