Tutto si può dire dei Friedkin tranne che siano disinteressati alla Roma. Se lo fossero, non interverrebbero con questa tempestività. Nel giro di due settimane, infatti, il grande “caso Capitale” è stato risolto con il benservito a Claudio Ranieri - che non ha mai pensato di dimettersi - e con la regolare conferenza stampa di Gasperini, a cui non sono stati posti veti sull’argomento, anzi. La crisi è risolta. In modo brutale, chissà se corretto o meno, ma è risolta, e questo è inusuale per le altre proprietà americane che preferiscono agire solo a fine stagione.

È vero che i Friedkin sono sostanzialmente muti nella gestione del club, ma questa è una scelta così tempestiva che parla da sola, e con un tono di voce netto. Dice che, nel braccio di ferro tra gestione sportiva e gestione tecnica, si è scelto di conservare la seconda. Dunque a essere considerata insufficiente, o comunque sacrificabile, era la prima. A confermarlo è lo stesso Ranieri all’Ansa: «L’interruzione del rapporto di Senior Advisor è dipesa da una determinazione unilaterale della società». Ha voluto comunque «ringraziare la famiglia Friedkin, la squadra, i dipendenti e l’intero popolo giallorosso per l’immenso affetto tributato nel corso degli anni, sempre integralmente ricambiato», ma è evidente la mancanza dell’allenatore nella lista.