La nomina di Giuseppina Di Foggia in procinto di passare alla presidenza di Eni arriva in Parlamento. La questione non riguarda la nomina in sé ma la sua buonuscita da Terna, di cui è amministratrice delegata, che ruota attorno ai sette milioni e trecento mila euro.

Il senatore Antonio Misiani, responsabile economico del Pd, annuncia infatti un'interrogazione al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e al ministro delle Imprese e del Made in Italy Urso. Secondo l’esponente dem "i fatti sono di una gravità che non può essere ignorata”. E considera “la pretesa” di Di Foggia “in diretto contrasto sia con la policy di Cassa depositi e prestiti, che esclude la buonuscita in caso di transito tra società controllate dallo stesso azionista pubblico, sia con lo statuto di Terna, che non prevede severance in caso di dimissioni volontarie”.

“La vicenda - sostiene Misiani - è la spia di una gestione complessivamente improvvisata e opaca delle nomine pubbliche da parte del governo Meloni, che ha già prodotto criticità in Eni, Leonardo, Poste Italiane e Mediobanca. Il risultato, in questo caso, è uno stallo istituzionale che vede Palazzo Chigi, il Mef e Cdp in aperto contrasto, con un danno rilevante alla governance di due società di importanza sistemica per l'economia e la sicurezza energetica del Paese". Per questo Misiani chiede ai ministri “di chiarire se siano a conoscenza della trattativa in corso e se ritengano la pretesa compatibile con le norme applicabili, quali iniziative intendano assumere per impedire l'erogazione di somme prive di idonea base giuridica, e se non sia giunto il momento di una revisione organica della disciplina dei trattamenti di fine mandato dei vertici delle partecipate pubbliche, per garantire criteri omogenei, trasparenti e proporzionati".