PADOVA - In un'epoca caratterizzata dalla "dittatura del dry", Andrea Gori, oste di quarta generazione della storica Trattoria da Burde a Firenze e tra i personaggi più influenti del settore vinicolo italiano, compie un atto di ribellione intellettuale. Il suo "Manuale di conversazione sui grandi vini dolci" (Trenta Editore), presentato a Vinitaly 2026 presso lo stand del Consorzio di Tutela Vini Colli Euganei, è un manifesto che restituisce nobiltà alla sensazione che ci accompagna fin dalla nostra nascita: il gusto dolce. Gori smonta il pregiudizio del vino dolce come semplice comparsa: ci insegna che la dolcezza è complessità e ci conduce alla riscoperta dei vini dolci d'Italia, senza dimenticare i pilastri europei. Tra i racconti dedicati ai grandi nomi, brilla il capitolo sul Fior d'Arancio dei Colli Euganei. Il Fior d'Arancio, DOCG dal 2011, è prodotto con almeno il 95% di uve di moscato giallo, vitigno menzionato in documenti agricoli fin dal 1879. Proposto nelle versioni spumante, passito e secco, il Fior d'Arancio è noto per i sentori di zagara, agrumi e albicocca. «Il profilo aromatico del Fior d'Arancio spiega Gori è un'esplosione di profumi e al palato la dolcezza è perfettamente bilanciata da una vibrante acidità che lo rende fresco e armonioso».