Continuano a essere la prima causa di mortalità a livello globale, con oltre 17 milioni di decessi nel mondo ogni anno. In Italia, secondo i dati della World Health Federation, sono responsabili di circa 216 mila morti, con un’incidenza maggiore nella popolazione femminile. Le malattie cardiovascolari come infarto del miocardio, ictus o scompenso cardiaco rappresentano insomma ancora una sfida per la medicina contemporanea. E però, oggi le conosciamo sempre meglio: ne abbiamo esplorato i meccanismi fisiopatologici, siamo in grado di diagnosticarle prima, abbiamo lavorato sulle strategie migliori per prevenirle. E l’innovazione tecnologica ha reso disponibili terapie sempre più mirate, in grado di aumentare la sopravvivenza e migliorare la qualità di vita dei pazienti.

Tradurre la conoscenza in cura

Il merito di questi avanzamenti ha un nome. Si chiama ricerca: un’arma fondamentale nella prevenzione e nella cura delle malattie, non solo di quelle cardiovascolari. In questo contesto, l’IRCCS Policlinico San Donato, tra i principali centri di Cardiochirurgia in Italia e in Europa, si conferma un punto di riferimento fondamentale. Qui ogni avanzamento scientifico nasce con un obiettivo chiaro: tradurre la conoscenza in cura, mantenendo al centro la vita e la salute della persona. Con 160 professionisti dedicati alla ricerca, 10 laboratori e 35 Unità Cliniche, l’Istituto integra studi clinici e innovazione tecnologica. I numeri del 2025 raccontano l’alto livello di complessità affrontato: oltre 1.400 interventi cardiochirurgici e più di 7.000 procedure tra cardiologia interventistica ed elettrofisiologia. Volumi che hanno permesso la creazione del più ampio database clinico cardiovascolare nazionale, con i dati relativi a oltre 30.000 pazienti.