«Ho la pressione alta da sei anni, devo sempre prendere la pastiglietta» sostiene la signora, serafica, 62 anni ben portati, se non fosse per quest’ancora invisibile, serio pericolo. «Chi altri ha avuto problemi di cuore nella sua famiglia?». «Ah, beh, tutti. Tra infarti e ictus, una strage. I miei nonni avevano anche loro la pressione alta, e si son fatti l’ictus. Mio papà purtroppo è rimasto secco con l’infarto, poverino, appena andato in pensione. Io assomiglio a lui. Eh, quando uno è destinato, non si scappa».
Questo racconto è paradigmatico. E qui sta il punto: l’ipertensione diventa destino se non si prendono per tempo efficaci contromisure. In Italia muoiono di infarto o ictus il 33,4% delle donne e il 28,1% degli uomini: l’ipertensione è il più potente fattore di rischio per entrambi. Questa patologia colpisce circa il 31% della popolazione italiana adulta, oltre 15 milioni di persone, di cui il 60% ha più di 74 anni. In più il 17% ha un’ipertensione “borderline”, iniziale.
Purtroppo questa patologia è accettata come destino, come i capelli bianchi. E’ molto diffusa, e tuttavia è poco percepita nella sua pericolosità e nel suo tremendo costo in salute. Merita condividerne gli aspetti che ci consentono di prevenirla e limitarne i danni. Di fatto, con l’ipertensione il più potente nemico del cuore è in agguato, già pronto a colpire. Il primo bersaglio sono gli uomini in età lavorativa; il secondo, per età, sono le donne dopo la menopausa, nelle quali la perdita degli ormoni sessuali, dovuta all’esaurimento o alla rimozione delle ovaie, è il più potente nemico biologico della salute cardiovascolare, se non ridiamo al corpo gli ormoni perduti. Non bastasse, proprio perché il primo tempo della malattia è silenzioso, il 27%-33% delle persone ipertese non sa (ancora) di esserlo.







