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Già predisposte le imbarcazioni militari per neutralizzare 5mila ordigni piazzati a Hormuz

"Siamo cacciatori di mine, operazione complessa, ma l'Italia è all'avanguardia con unità navali sempre più moderne" spiega a il Giornale, un capitano di fregata, da poco in congedo, che ha comandato i cacciamine. Le navi che saranno in prima linea nell'eventualità di una missione internazionale per garantire la libertà di navigazione attraverso lo stretto di Hormuz. La Difesa ne ha già approntate due. La Quinta divisione navale della Marina militare italiana, schiera nel porto di La Spezia una decine di navi specializzate nella bonifica del mare dall'arma più insidiosa. Otto cacciamine della Classe Gaeta (Alghero, Chioggia, Crotone, Gaeta, Numana, Rimini, Termoli, Viareggio) e due di quella precedente, Lerici (nella foto). Non solo: Intermarine, azienda leader nel settore (gruppo Immsi) e Leonardo hanno già avviato il programma per 5 cacciamine di nuova generazione, classe Aquilea, che saranno consegnati nel 2029. Costo a bilancio di 1,6 miliardi di euro espandibili a 2,6. "La particolarità dei cacciamine è lo scafo in vetroresina, resistente e amagnetico che non fa attivare le mine. E a bordo abbiamo un sistema che crea un campo elettromagnetico negativo, che azzera quello della nave" racconta al Giornale, un altro capitano di corvetta in congedo. I due ex ufficiali lavorano per Intermarine. Il nostro paese ha grande esperienza nel settore a causa della seconda guerra mondiale, delle bonifiche dopo il conflitto nell'ex Jugoslavia e grazie alle missioni nel Golfo, proprio a Hormuz nella seconda metà degli anni ottanta e per "liberare" il porto di Kuwait city nel 1991 minato dagli iracheni.