«Prepararsi a muovere». L’ordine è arrivato forte e chiaro sui ponti delle navi ferme all’ingresso e all’uscita di Hormuz. Qualcuna, sta anche cercando di guadagnare posizioni di prima linea, in modo da prendere subito la rotta giusta. Già, la rotta, ma quale è quella giusta? La cautela in questi casi è massima. E, per questo, va con i piedi di piombo l’Imo, l’Organizzazione mondiale marittima, «Stiamo verificando il recente annuncio relativo alla riapertura dello Stretto di Hormuz, al fine di accertarne la conformità con la libertà di navigazione per tutte le navi mercantili e con la sicurezza del transito attraverso l'utilizzo dello schema del traffico stabilito dall'Imo». Arsenio Dominguez, il segretario generale dell'Organizzazione marittima internazionale, vuole innanzitutto non sentir parlare di pedaggi. E poi vuole garanzie per una rotta verificata militarmente e cioè assolutamente priva di mine.
Intanto sulle navi ferme ormai l’ottimismo aumenta con il passare delle ore, con la tregua che sembra tenere, la fiducia è tornata. Molti marittimi fermi da settimane e settimane vogliono, giustamente, sbarcare per tornare a casa. Rifiatare fuori dalle aree di guerra e, innanzitutto, tranquillizzare le famiglie. E poi bisogna dire che, a bordo, non sono stati di certo giorni facili, con cibi e acqua, in alcuni casi razionati e, con il pericolo di essere colpiti da schegge di droni e missili. Ci sono stati nei giorni scorsi, infatti, da parte di alcune compagnie, ordini di restare il più possibile al coperto sulle navi ferme a Hormuz.
















