Comunicazioni contraddittorie e ore e ore di assordante silenzio. A Hormuz ci sono navi di grandi compagnie che ricevono regolari dispacci dagli uffici di armamento e ci sono tantissime altre navi, che potremmo definire abbandonate a se stesse, dove le uniche indicazioni sono quelle dei canali televisivi. E così a bordo si passano mattinate e interi pomeriggi ad ascoltare le voci dei telecronisti nella speranza che arrivi la notizia tanto attesa. Bisogna anche fare i conti con viveri scarsi e acqua razionata: i giorni passano e solo con prenotazioni e autorizzazioni delle autorità marittime iraniane si può calare un tender o accostare ad una banchina almeno per approvvigionare la cambusa. Non è semplice, comunque. A complicare ulteriormente le cose c’è il blocco navale Usa davanti ai porti iraniani. Controllano l’embargo verso l’Iran ma, evidentemente, la situazione diventa ancora più complicata.

Una attesa snervante spiegata nel dettaglio al Canale svizzero Rsi, dall’armatore Vincenzo Romeo che, bloccata dalla chiusura di Hormuz, ha la nave, la Nova Marina Carriers con 22 persone a bordo. Sono più di 40 giorni che è ferma nei pressi di Abu Dhabi, con un carico di fertilizzanti diretto in Africa. Romeo ha raccontato che nelle ultime ore si era intravista una possibile ripartenza: «Venerdì pomeriggio c’è stata una partenza generale e ci siamo avviati verso Nord, quindi verso lo Stretto. La speranza è durata poco, pochissimo. Romeo spiega che il movimento del convoglio di cui faceva parte la sua nave, si è rapidamente arrestato, quando le unità in testa hanno iniziato a tornare indietro. E subito dopo hanno saputo che solo quattro imbarcazioni si sono mosse, segno di un clima che resta di totale incertezza». Romeo ha ammesso che nell’area «le comunicazioni sono frammentarie e spesso contraddittorie. Lo stesso comandante riceve messaggi via radio difficili da verificare: nelle ultime ore sarebbero arrivate indicazioni, attribuite alle autorità iraniane, che davano lo stretto come aperto, seguite però da segnali opposti. Manca soprattutto una linea ufficiale chiara. Ad oggi, sottolinea Romeo, non è stato diffuso alcun comunicato con istruzioni precise o procedure sicure per il transito, né da parte iraniana né da altri attori internazionali, come Stati Uniti o Oman».