Il respiro si ferma. I secondi di apnea sembrano interminabili, anche se non ci si accorge di nulla. Poi, di colpo, la liberazione. Il ritmo respiratorio torna normale, l’aria rientra nei bronchi, l’ossigeno riprende a circolare, si torna a inspirare normalmente. E magari si russa. Se credete che le pause respiratorie nel sonno e il russamento siano soltanto un motivo di litigio di coppia, siete fuori strada. Queste condizioni mettono a rischio cuore e circolazione di chi ne soffre, tanto da far aumentare nel tempo la probabilità di sviluppare infarto ed ictus.

Ma attenzione: al mosaico delle conoscenze sulla problematica si aggiunge un altro tassello che preoccupa. Chi “fluttua” nel russare, per certi versi, dovrebbe farsi controllare ancor di più dal medico. Infatti, se le apnee notturne cambiano da una notte all’altra, con riposi a volte solo raramente interrotti da sonori "ron-ron” e in altri passaggi tra le braccia di Morfeo continuamente alterati dalle rumorose carenze di ossigeno, cuore e cervello sarebbero ancor più in pericolo.

Stando a quanto riporta una ricerca coordinata da Bastian Lechat e Danny Eckertdell’Università Flinders pubblicata su Sleep, le persone la cui apnea notturna cambia drasticamente le caratteristiche da una notte all'altra hanno il 30% di probabilità in più di andare incontro a infarto, ictus o insufficienza cardiaca.