Quaranta esperti indipendenti provenienti da ogni angolo del mondo, da università, aziende tecnologiche e organizzazioni umanitarie, chiamati dal Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres a costruire, nei prossimi tre anni, un framework globale per la governance dell'intelligenza artificiale. Tra loro c'è un solo italiano: Silvio Savarese, informatico nato a Napoli, laureato alla Federico II, con un dottorato in ingegneria elettronica al California Institute of Technology, oggi professore a Stanford e Executive Vice President e Chief Scientist di Salesforce AI Research. Nel 2024 era entrato nella lista di Time delle 100 persone più influenti nel campo dell'IA. Adesso siede — in rappresentanza dell'Italia, tiene a precisare — al tavolo più importante del momento: quello in cui si decide come l'intelligenza artificiale dovrà essere governata a livello planetario.

Silvio Savarese, da Stanford a Salesforce per guidare l’era degli agenti digitali. Ispirati a Sinner

“Rappresento l'Italia, non gli Stati Uniti”

La nomina, spiega Savarese, porta con sé anche una dimensione istituzionale concreta. «Sono già in contatto con il dottor Alessandro De Petis, direttore generale per l'informatica e l'innovazione tecnologica presso il Ministero degli Affari Esteri», racconta. «Il Ministero ha già contribuito all'adozione del Global Digital Compact, il framework delle Nazioni Unite per la governance dell'AI. Sono contento di poter collaborare su questi temi».Il panel si è già messo al lavoro, suddiviso in sottogruppi tematici: l'evoluzione della scienza dell'IA e le sue traiettorie future, le applicazioni sociali nei settori della salute e dell'istruzione, le implicazioni economiche sul lavoro e la produttività, le questioni di sicurezza e impatto ambientale, i diritti umani, la democrazia e l'informazione, lo sviluppo culturale e l'autonomia individuale. Savarese si concentrerà in particolare sul tema degli agenti digitali — il suo campo di ricerca principale in Salesforce — e su come questi sistemi autonomi stanno ridefinendo il rapporto tra automazione, giudizio umano e responsabilità.