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17 APRILE 2026
Ultimo aggiornamento: 10:40
Il caso Mandelson torna a scuotere il governo di Keir Starmer, dopo la scoperta dei legami dell’ex ambasciatore britannico negli Usa col defunto faccendiere pedofilo americano Jeffrey Epstein. Al centro le rivelazioni del Guardian sul fatto che l’ex eminenza grigia del New Labour non aveva superato i controlli di sicurezza preventivi condotti per verificare la sua idoneità a quel delicato incarico diplomatico e l’avviso di un apposito comitato era stato del tutto ignorato dai vertici del ministero degli Esteri che, quindi, non l’aveva comunicato al premier. Per questo il più alto funzionario del Ministero degli Esteri – Sir Olly Robbins – si è dimesso dal suo incarico. Dimissioni che per le opposizioni, che chiedono la testa di Starmer, rappresentano un mero capro espiatorio. La richiesta già avanzata ieri dalla leader dei Conservatori, Kemi Badenoch, alla quale si erano affiancate le altre formazioni politiche, dal trumpiano Reform Uk di Nigel Farage, ai Verdi di Zack Polanski fino ai Libdem con un formale distinguo, è di dimissioni del primo ministro per aver “fuorviato” il Parlamento su questa vicenda, quindi per aver mentito affermando più volte che la nomina di Mandelson – a febbraio 2025, durata fino alla rimozione dall’incarico di ambasciatore sette mesi dopo per l’emersione dei suoi legami con Epstein – aveva seguito “il pieno rispetto delle procedure”. Viene respinta con forza la giustificazione avanzata da Downing Street secondo cui né sir Keir né alcun ministro erano a conoscenza – fino all’inizio di questa settimana – del fatto che Mandelson non avesse superato le verifiche di sicurezza. Starmer, già in grave crisi di consensi, si trova in una posizione sempre più indifendibile e la sua leadership sta traballando come mai prima. Ancor di più se si considera che il premier è costretto a presentarsi lunedì alla Camera dei Comuni per correggere quanto aveva detto con un’apposita dichiarazione.









