Le statistiche raccontano la trasformazione del Paese.

Dall'Unità al secondo dopoguerra, l'Italia è ancora un Paese prevalentemente rurale e agricolo, con forti disparità regionali, un'alta quota di analfabetismo e una massiccia emigrazione dovuta alla povertà che, insieme alla malnutrizione, caratterizza soprattutto il Mezzogiorno e le aree interne.

La gran parte della popolazione vive in condizioni di mera sussistenza e la spesa per consumi è quasi interamente assorbita dai bisogni primari: alimentazione e vestiario essenziali, spese per l'affitto e manutenzione della casa.

Il secondo dopoguerra si apre tra le macerie: il Pil pro capite è sotto il livello del 1913 nel 1946, degrado infrastrutturale, disoccupazione e inflazione elevate mettono a dura prova la capacità di spesa degli italiani. Ciononostante, il Paese si avvia verso il boom economico, che in 20 anni porterà l'economia italiana tra i primi 10 Paesi industrializzati del mondo. L'automobile diventa il simbolo del nuovo benessere economico: tra il 1953 e il 1963 il numero di vetture che pagano la tassa di circolazione cresce di oltre sei volte, e nel 1966 il 31% delle famiglie ne possiede almeno una .

Nello stesso periodo, la quota del bilancio familiare destinata all'acquisto di mezzi di trasporto privato passa dallo 0,8 all'1,8%, e oggi ha raggiunto il 2,9%.