Tra il 1861 e 2025, il Pil pro capite in termini reali è aumentato di oltre 12 volte, con una crescita non uniforme nel tempo: fino alla metà del Novecento il suo valore è poco più che raddoppiato, mentre tra il 1951 e oggi l'incremento è stato pari a circa sei volte, con una stagnazione nell'ultimo ventennio.

È quanto emerge dalla Storia di dati 'I consumi cambiano insieme al Paese', presentata all'Istat.

Secondo ll prima indagine sui bilanci delle famiglie dell'Istat, nel 1953, il 52,4% della spesa familiare era destinato a generi alimentari, bevande e tabacchi, e quasi l'80% era destinato al soddisfacimento dei bisogni primari di alimentazione, abbigliamento e abitazione.

Grazie alla crescita del reddito, oggi alimentari e tabacchi rappresentano il 20,9% della spesa complessiva, nella quale è aumentata la rilevanza di altri (e nuovi) beni e servizi. In particolare negli ultimi 30 anni, la spesa per i servizi ha raggiunto circa la metà del bilancio mensile, ed è la stessa che 70 anni fa si riservava a generi alimentari e bevande.

Negli anni Cinquanta, le famiglie del Mezzogiorno spendevano il 12% in meno della media nazionale. In questa ripartizione, ad alimentari, bevande e tabacchi, prodotti tessili e articoli igienico sanitari venivano destinate quote di spesa più elevate rispetto al resto del Paese. Oggi, in termini monetari, le famiglie del Mezzogiorno spendono il 20% in meno della media nazionale, e più di un quarto della loro spesa continua a essere destinato ad alimentari, bevande e tabacchi, contro circa il 19% nel Centro-Nord.