Fulminacci ha dimostrato di essere una mosca bianca nella musica italiana, ma di quelle eleganti in giacca e cravatta. Il cantautore ha tenuto il suo primo concerto all’Unipol Forum di Milano il 15 aprile – è il tour di debutto nei palazzetti se si escludono le due serate evento due anni fa a Roma – mentre il 18 aprile concluderà il giro al Nelson Mandela Forum di Firenze. Ottima la prima verrebbe da dire.

Chitarra in mano, la band (Claudio Bruno Chitarra -Giuseppe Panico Tromba -Lorenzo Lupi Batteria -Riccardo Nebbiosi Sassofono -Riccardo Roia Tastiera -Roberto Sanguigni Basso) in completo nero, palco essenziale, wall a riprodurre le grafiche Anni 90 senza fronzoli, luci efficaci ma non eccessive. Si potrebbe dire che siamo in presenza di un esempio di concerto al servizio della musica. Poche parole, solo una lettera ironica, ma non troppo, letta davanti al pubblico milanese e dedicata proprio alla città, che però riempie lo spazio del “parlato” usato come intermezzo per ogni blocco del concerto.

“Volevo ringraziare Pellegrino Turri, – ha detto Fulminacci – le tagliatelle burro e parmigiano che ho preso ieri da Trippa, tutti quelli che si chiamano Arialdo, Gisella o Alberta. La signora che in ascensore questa mattina ha preferito non dire nulla piuttosto che combattere l’imbarazzo con il solito commento sulla pioggia, poi ringrazio l’altra faccia della medaglia, l’asso nella manica, il salto nel buio. Poi volevo ringraziare le premure, le seccature, la parola “schiscetta” e le fatture.