Cadere. Rialzarsi. Ricominciare. Blanco ha dimostrato ieri 11 maggio, nella prima delle due date sold out all’Unipol Forum di Milano, di essere l’esempio di come, a volte, davanti alle difficoltà della vita bisogna accogliere cioè che di negativo c’è e lasciarlo andare. L’ultimo tour (partito il 17 aprile da Jesolo) è l’esatta sintesi di cosa significhi rialzarsi, farlo bene e lasciare andare.
L’intro è affidato a “Il cielo in una stanza” di Gino Paoli, cantato a squarciagola dai fan, una formula vincente adottata anche da Olly che ha inserito in playlist “Maledetta Primavera” di Loretta Goggi e “Albachiara” di Vasco Rossi. Il primo brano ad aprire la scaletta non poteva che essere “Ti voglio bene uomo”, un vero e proprio manifesto, contenuto nell’ultimo album “Ma’”, di chi è Blanco oggi: “Tu puoi colpirmi come un pugile. Raccontarmi cose stupide. Ogni tua paranoia è inutile. Se infine poi ti è utile”.
Colpisce subito il live design alla scenografia firmato dal collettivo londinese Ombra che hanno ricreato alle spalle del cantante una serie di immagini e grafiche in movimento a riprodurre le particelle ad alta entropia che piano piano si evolve nel racconto brano per brano. Blanco è immerso nell’oscurità all’inizio del concerto, via via poi appaiono i colori, l’energia e i brani in scaletta in bilico tra i successi che hanno dato il via alla precoce carriera di Blanco come “Notti in bianco”, “Mi fai impazzire”, “La canzone nostra”, ai duetti che hanno segnato il riconoscimento artistico dell’autore Blanco come “Ricordi” (nel disco in duetto con Elisa) e “Un briciolo di allegria” con la voce di Mina fuori campo. Il gran finale, al netto del successo sanremese, si chiude con il brano che ha dato il titolo all’ultimo disco “Ma’”: “Tu non sai cosa ho passato. Ho bisogno di rumore”.










