Stai utilizzando Internet Eplorer: è un browser molto vecchio, non sicuro, e non più supportato neanche da Microsoft stessa, che l'ha creato.
Per favore utilizza un browser moderno come Edge, Firefox, Chrome o uno qualunque degli altri a disposizione gratuitamente.
Un romanzo biografico ricostruisce gli anni tormentati a Court Green dei due poeti, prima del suicidio di lei
I daffodils sono il fiore-talismano della poesia inglese. Secondo William Wordsworth sono "Come stelle"; il poeta danzava al loro ritmo, il suo verbo si uniformava a quella fioritura: nei momenti "di beata solitudine", i daffodils il Narcissus jonquilla "appaiono nel mio occhio interiore". Anche Sylvia Plath amava i narcisi: una fotografia la blocca, insieme ai figli, in un campo fitto di fiori, a Court Green, nel Devon. "Mi pare di vivere nell'Eden", scrisse alla madre. Era l'aprile del 1962: Sylvia Plath e Ted Hughes si erano trasferiti in campagna l'estate prima. Londra era troppo cara, Sylvia era in attesa del secondo figlio; North Tawton, il paese dove avevano preso Court Green, contava un migliaio di abitanti. La casa sorgeva su una struttura dell'XI secolo, era sufficientemente grande e sufficientemente rude: chiedeva lavori. Un frutteto conferiva al tutto un'atmosfera tra il preistorico e il celestiale. In una poesia che s'intitola, appunto, Daffodils, Ted Hughes ricorda che raccoglieva i narcisi con Sylvia per venderli. "Li vendevamo, destinati ad avvizzire".






