VENEZIA - Per accendere le sonnolente cronache parlamentari, ieri a Montecitorio è bastata l’apparizione del ministro Alessandro Giuli con in mano il libro “Venetians. Il segreto dell’Arsenale” (Sonzogno) di Luca Josi e Allegra Scottagli, storia di intrighi e tradimenti nella laguna del ‘500. Un’immagine che diversi osservatori hanno interpretato come un messaggio subliminale, nei giorni delle polemiche sulla presenza della Russia alla Biennale di Venezia. Ma in questa vicenda la realtà va oltre la fantasia, visto che c’è davvero un’attività di spionaggio dietro le sanzioni comminate dall’Ucraina a 5 protagonisti della contestata partecipazione, i quali peraltro potrebbero essere i primi di una serie. «Abbiamo utilizzato esclusivamente fonti aperte per elaborare i profili di 34 persone legate al padiglione russo», rivela infatti al Gazzettino il Molfar Intelligence Institute, realtà privata di investigazioni strategiche.
Il 10 aprile il presidente Volodymyr Zelensky ha firmato il decreto con le 18 restrizioni, ad esempio alle transazioni e ai viaggi, a carico di promotori e artisti del padiglione russo. Per quel provvedimento la ministra Tetyana Berezhna ha citato espressamente l’impresa ucraina: «Grazie all’agenzia Molfar per il fondamentale supporto nella ricerca e nell’analisi». Confermano ora gli analisti: «La nostra ricerca sulla Biennale di Venezia è stata condotta su richiesta del ministero della Cultura dell'Ucraina». Con quali esiti? «Alcune informazioni sono riservate – ci viene risposto – quindi potrebbero esserci dettagli che non possiamo condividere pubblicamente».






