MESTRE (VENEZIA) - Insieme davanti alla palazzina devastata dai vandali per lanciare un messaggio: «Ciò che ci unisce è più forte di qualsiasi atto vile». Soci, sportivi, cittadini si sono radunati ieri nella sede della Canottieri Mestre: «la nostra comunità non si piega, non si divide e non si lascia intimidire». Un momento di vicinanza in cui è stata lanciata anche una raccolta fondi per contribuire alla rinascita della Sala Bertan, presa di mira nel raid dell’altra notte.
«Non è buttando le coppe in acqua che si cancella una società, tutte le persone presenti hanno lo spirito di chi si rimbocca le maniche», dice Matteo Senno, consigliere metropolitano delegato allo Sport. «Questo deve restare un posto popolare. Uno spazio della città e per le sue famiglie», commenta Franco Mazza, presidente della Canottieri Mestre. «Siamo la struttura più grande dell’Adriatico. Le società fanno circa 1.800 iscritti, 800 solo la Canottieri». Poi, però, ci sono i fatti. «Dopo le otto di sera qui non c’è più nessuno», prosegue Mazza. «È un territorio enorme, difficile da controllare». E quello che è successo non si ferma ai recenti episodi. «Abbiamo trovato persone che dormivano dentro la palestra. Un inglese era entrato a fare ginnastica, pensava fosse tutto libero. Non appena è stato richiamato, è andato a farsi la doccia». L’attacco non coinvolge solo la struttura, ma anche tutto quello che ci ruota attorno. «Quella è la nostra sala di rappresentanza», continua. «Ma trattandosi di un edificio storico non possiamo intervenire direttamente». Per questo si è mosso subito: «Ho scritto al sindaco e alla prefettura. Serve attenzione, soprattutto nelle ore notturne. Serve un sistema di controllo, di vigilanza».






