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15 APRILE 2026
Ultimo aggiornamento: 20:55
“Il MAXXI si è configurato come uno spazio di complicità tra sistema culturale, sionismo ed economia di guerra” si legge sui volantini di “Galassia Antisionista” che all’inaugurazione di “Tragicomica. Prospettive sull’arte italiana dal Secondo Novecento ad oggi”, il 1 aprile, hanno riempito il Museo Nazionale delle Arti del XXI Secolo. C’è una rete di collettivi e assemblee che da anni contesta all’istituzione di non aver saputo – dalla sua apertura nel 2010 – adempiere alla funzione di museo pubblico esemplificando anzi la gestione privata di risorse e soldi pubblici. Le realtà politiche – tra cui anche “Giovani Palestinesi”, “Vogliamo tutt’altro”, “BDS Roma”, “AWI” e “ANGA” – parlano di “filantropia tossica” ovvero finanziamenti che arrivano da enti e aziende complici dell’economia di guerra. L’invito al boicottaggio è diretto a chi visita e collabora con il Museo. Si chiede di agire in maniera esplicita perché, come ha denunciato negli anni l’omonimo collettivo attivo nella rete, “la cultura non è un Campo Innocente”.
Galassia, ovvero l’“assemblea antisionista dellɜ lavoratorɜ dell’arte e della cultura”, nasce a dicembre 2023 con lo scopo di “prendere posizione all’interno del sistema culturale italiano denunciando la sua natura coloniale e complicità con il genocidio del popolo palestinese”. Più di tutte le altre istituzioni pubbliche, il MAXXI è stato nell’occhio del ciclone per aver ospitato eventi legati allo Stato di Israele. La Direzione del Museo è additata dalla rete politica di artwashing, ovvero di normalizzare, tramite l’arte, gli insediamenti coloniali e le architetture israeliane in Palestina, in linea con la propaganda culturale, sociale e politica sionista in Europa. Il MAXXI ha ospitato “Tel Aviv, The White City” a maggio 2018, le celebrazioni per i 75 anni della nascita dello stato di Israele a maggio 2023, “Novantacinque percento paradiso, Cinque per cento inferno” a novembre 2023. In occasione dell’evento “7 ottobre 2023: Israele Brucia” una decina di lavoratrici e lavoratori della cultura ha protestato ed è stata allontanata dall’evento, identificata dalla polizia e aggredita con insulti violenti e sessisti da parte del pubblico presente. In quell’occasione hanno dichiarato: “Non in nostro nome, non con i fondi pubblici. Il MAXXI deve essere un luogo di cultura libero dalla propaganda sionista”.






